Arterapia: significato di un termine
29 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Artiterapie
Da sempre, l’arte rappresenta il tramite per realizzare percorsi di terapia. E’ su questi presupposti che è nata l’arte-terapia. Anzi, per sottolineare l’intima connessione che lega i due termini, anche in Italia è invalso l’uso del termine spagnolo “arterapia”, in cui i due significati finiscono per fondersi in un vocabolo nuovo.
Tuttavia, occorre tenere presente che non sempre l’arte è terapia. Un tecnicismo esasperato oppure la ricerca del nuovo a tutti i costi, o ancora la pressione di interessi e speculazioni economiche, finiscono per fuorviare la pratica artistica e per mistificarla. Allora l’atto creativo perde la sua spontaneità creativa e diviene gesto standardizzato, fittizio, inautentico. Una griffa di inautenticità.
Anche i percorsi di “arte-terapia” finiscono talora per ridursi a momenti d’incontro inautentico rivolti a soggetti marginali e sempre nuovamente emarginati. Non possiamo, in questi casi parlare di “terapia”. Sotto l’etichetta mistificante di “riabilitazione”, vengono talora imposte pratiche routinarie e collusive, spesso cronicizzanti.
L’arterapia si discosta dalle attività artistiche comunemente intese, perché la valenza terapeutica rappresenta un momento costante e ineludibile di tutto il percorso. In questo senso si distingue dalle pratiche “artistiche” comunemente intese, caratterizzate per lo più da una spasmodica ricerca della performance e della produttività. Ma anche nelle forme di terapia più meccanicizzate, quali la somministrazione routinaria di farmaci o l’applicazione coatta di metodiche invasive, è perduto il senso di una costruzione creativa, che vede terapeuta e paziente coinvolti in un comune processo trasformativo.
Arte e terapia devono ritrovare il loro senso originario di comunione, condivisione, crescita, capacità di connettersi con se stesso e con gli altri. Solo allora l’arte diventa terapia e la terapia diventa arte.
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