Il riduzionismo bio-psico-sociale
30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale
Negli ultimi decenni, si è cercato di ovviare alle ristrettezze dei diversi riduzionismi, introducendo il concetto di “modello bio-psico-sociale”. Si è creduto, con questa operazione, di ricomporre la complessità dell’essere umano. In realtà, si è trattato di un’operazione essenzialmente nominale che è servita ad incollare insieme spezzoni separati. Intendiamoci, il fatto di tenere presenti gli aspetti organici, quelli sociali e quelli psicologici rappresenta un passo avanti per avere una prospettiva più articolata e per offrire una rosa di risposte più completa. Tuttavia, non è in questo modo che si ricompone l’unità e la globalità dell’essere umano. Corpo, mente e ambiente sono ancora visti ed affrontati come entità separate.
Il superamento del riduzionismo è solo apparente. Manca la coscienza, principio fondante e ineludibile dell’esserci. Il paradigma di riferimento rimane quello meccanicistico, basato sulla visione materialistica e incapace di assurgere ad una prospettiva più globale. Occorre procedere, invece, ad un radicale cambiamento di paradigma che dischiuda una visione più ampia del mondo e sul quale si possa innestare una nuova prassi terapeutica.
Articoli correlati:
