La rivoluzione fenomenologica
30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale
Lo studio dell’uomo nella sua complessità olistica è stato l’oggetto delle scienze umane ed antropologiche del Novecento. In particolare, vogliamo fare riferimento a tre principali filoni di pensiero: la Fenomenologia, la Teoria dei Sistemi e la Psicologia Umanistica (con i suoi risvolti transpersonali).
La filosofia fenomenologica, posta a cavallo fra l’idealismo tedesco e l’esistenzialismo, si sviluppa e si afferma con le opere di Edmund Husserl e di Martin Heidegger. Trova poi larga applicazione in ambito psicologico e psichiatrico, offrendo nuovi ed originali strumenti di comprensione. La prospettiva fenomenologica, prima che un corpo sistematico di opere, rappresenta un clima filosofico e culturale che finisce per contaminare e fecondare differenti ambiti culturali. Vengono classicamente distinti due principali filoni, la fenomenologia trascendentale e l’analitica esistenziale. La fenomenologia trascendentale, fondata sul pensiero di Husserl, si incentra sull’analisi dei vissuti, indagando le modalità con cui si struttura il modo di pensare, di sentire, di rapportarsi agli altri e al mondo. Alla base di questo metodo troviamo il procedimento della “epochè” o “riduzione fenomenologica”. Il termine, introdotto da Zenone, fondatore dello Stoicismo, divenne uno dei capisaldi concettuali dell’antica Scuola Scettica. Niente viene dato per scontato; l’esistenza del mondo e delle cose viene messa fra parentesi, ogni interpretazione, opinione o teoria è sospesa. La riduzione fenomenologica diviene il caposaldo per penetrare dentro i vissuti con immediatezza, senza condizionamenti e pregiudizi; l’oggetto e la coscienza stessa vengono “ridotti” a puro fenomeno. L’intenzionalità della coscienza (del vissuto) è posta al centro dell’indagine antropologica e ciò costituisce una vera e propria rivoluzione epistemologica. L’atto conoscitivo (intenzionale) e l’oggetto conosciuto (intenzionato) costituiscono un tutt’uno solidale. Così, nella relazione intenzionale si risolve ogni frattura fra soggetto e realtà oggettiva. E’ interessante rilevare come questa concezione trovi interessanti analogie con il neo sciamanesimo di Carlos Castaneda e con le più recenti formulazioni del cognitivismo costruttivista. L’analitica esistenziale prende le mosse dall’ontologia di Heidegger e viene sviluppata in ambito psicopatologico con l’antropoanalisi di Ludwig Binswanger. Vengono sudiate le strutture dell’essere umano inteso ontologicamente come Esserci (Dasein), ossia come essere qui ed ora. L’esistenza umana si configura ad un tempo come “essere-nel-mondo” (un tutt’uno col mondo) ed autotrascendersi nel mondo (essere aperto al mondo).
La rivoluzione fenomenologia ha permesso di penetrare più profondamente nei vissuti della persona con disagio psichico sospendendo ogni sorta di giudizio. Da queste premesse sono scaturite le idee di autori che hanno profondamente rivoluzionato la prassi psichiatrica, quali Thomas Szasz, Roland Laing e lo stesso Basaglia.
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