Oltre il modello bio-psico-sociale: il paradigma olistico
30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale
Si prospetta una svolta epocale che ci pone di fronte ad una scelta: o continuare ad affannarsi per una crescita competitiva e conflittuale oppure operare una trasformazione interiore per la realizzazione di una nuova umanità.
Questa realizzazione non può che iniziare a livello locale, negli spazi relazionali di tutti i giorni. “Cio che sta in alto è come ciò che sta in basso” – recita un antico aforisma alchemico. Gli sviluppi della fisica post-quantistica parlano ormai, con David Bohm, di “universo olografico”, in cui la più piccola parte racchiude in sé l’informazione globale.
Ed allora, vediamo di tornare a delimitare la nostra analisi al settore da cui siamo partiti, quello della sanità e della salute mentale.
L’essere umano è un’unità di mente e corpo, indissolubilmente connessa con l’ambiente naturale e con il contesto socioculturale e relazionale in cui si trova calato. Questa unità corpo-mente-ambiente è anche coscienza di sé ed apertura alla trascendenza. Si contraddistingue per uno slancio vitale che la spinge ad autoprogettarsi nello spazio-tempo, ossia verso il mondo e verso il futuro, e a ricercare significati spirituali che oltrepassano il proprio essere nel mondo. Possiamo parlare di una “realtà olistica” in cui si risolvono tutti gli aspetti somatici, psichici, ambientali e spirituali.
Il paradigma olistico rimanda ad una posizione filosofica non-riduzionista e può essere considerato come la controparte dell’atomismo. Il termine “olismo” (dal greco όλος = “tutto”) fu coniato da Jan Smuts (1870-1950), intellettuale e filosofo sudafricano, autore di Holism and Evolution del 1926.
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