Psicologia Umanistica e Psicoterapia Transpersonale

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Psicologia transpersonale, Psicologia umanistica, Salute ed ecologia mentale

Agli inizi degli anni Sessanta, nasce negli Stati Uniti, ad opera di Abraham Maslow ed Anthony Sutich, la Psicologia Umanistica, una corrente che si ricollega all’indirizzo fenomenologico esistenziale europeo. Non si tratta di un preciso sistema teorico, ma di una corrente di pensiero nella quale convergono autori di diversa provenienza. Essa nasce come reazione alle due correnti che dominavano il panorama della psicologia in quegli anni: il Comportamentismo e la Psicoanalisi.

Il punto centrale dalla prospettiva umanistica è rappresentato dai valori umani e dalla tendenza a perseguirli, secondo quello che Maslow ha chiamato “auto-attuazione” e “autorealizzazione.”

Queste  idee hanno influenzato la nascita del “Movimento per lo Sviluppo del Potenziale Umano”, un vasto movimento di opinione che ha preso corpo soprattutto presso l’Esalen Institute, in California.

La Psicologia Transpersonale nasce alla fine degli anni Sessanta, in California, per opera di un gruppo di ricercatori legati alla Psicologia Umanistica, fra i quali ricordiamo Viktor Frankl, Stanislav Grof, James Fadiman, anche se il termine “Psicologia Transpersonale” sembra essere stato utilizzato per la prima volta da Roberto Assagioli, il creatore della Psicosintesi agli inizi del Novecento.

L’approccio transpersonale riconosce l’importanza della spiritualità nello studio della psiche umana. Esso si oppone radicalmente alla psicologia accademica che nega valore psicologico alla spiritualità, tacciandola di superstizione primitiva, pensiero magico, immaturità emotiva o patologia. L’aggettivo “transpersonale” rimanda al concetto di “persona”, inteso nella sua etimologia latina di maschera. In questa accezione, il termine “persona” è stato usato da Jung per indicare gli aspetti esteriori, di facciata, del comportamento umano, quelli che rispondono alle aspettative socio-ambientali e culturali, secondo una prospettiva fondata sui pregiudizi e le aspettative della cultura dominante. La dimensione personale è quella connessa con l’esistenza convenzionale e con il comune stato ordinario di coscienza. La dimensione transpersonale riguarda, invece, gli aspetti che stanno dietro ed oltre la facciata e che sono da ricondurre a stati modificati di coscienza e a forme di esistenza non ordinaria.

L’approccio transpersonale si propone di indagare che cosa si nasconde dietro la maschera, quali sono le componenti profonde dell’uomo che restano celate dietro i suoi condizionamenti, le sue abitudini, i suoi ruoli standardizzati, quali sono le potenzialità evolutive della persona.

Viene auspicata, a questo scopo, la realizzazione di stati modificati di coscienza, ossia di stati mentali che si discostano dall’esperienza ordinaria di veglia. Questi vengono perseguiti attraverso tecniche di respirazione, di rilassamento, di meditazione, di attivazione emozionale e corporea, che inducono profondi insight e, talora, intense catarsi. A questo fine, possono essere utilizzati procedimenti mutuati da discipline orientali – quali lo Yoga, il Taoismo, lo Zen – od occidentali – quali l’Ipnosi, il Training Autogeno di Schultz, l’Orgonoterapia di Reich,la Bioenergetica di Lowen – solo per citarne alcuni.

Negli ultimi anni sono venute alla ribalta in ambito accademico una serie di tecniche di meditazione. John Kabat-Zinn ha sdoganato, sotto il termine di “Mindfulness”, antiche tecniche buddiste di meditazione aperta, quali la Vipassana, innestandole nell’ambito della Psicologia Cognitivista[1]. La Meditazione Trascendentale, ideata e divulgata da Maharishi Mahesh Yogi, attinge invece alle tecniche mantriche dell’Induismo.

Interessanti suggestioni le ritroviamo nelle meditazioni di Osho, il quale, attingendo da diverse discipline spirituali, ha confezionato innumerevoli sequenze meditative, adattandole alle esigenze della vita moderna. Sono tecniche di vario tipo (statiche, dinamiche, mantriche, concentrative, ecc.) che possono offrire a ciascuna persona il tipo di sequenza più adatto per le sue caratteristiche personologiche e per le sue condizioni mentali ed emozionali[2].


[1] Antonella Montano: Mindfulness. Guida alla meditazione di consapevolezza, 2007.

[2] Osho: Meditation: The Art of Ecstasy, 1976.


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