Nuova scienza
22 febbraio 2012 in La nuova scienza
La nuova scienza (Giordano Bruno)
22 febbraio 2012 in Articoli, Danza
11 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Scienze ermetiche
11 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Meditazione, Scienze ermetiche
11 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Artiterapie
Nella drammatizzazione (così come nelle altre forme di arteterapia) il sintomo diventa la traccia per un processo evolutivo, che può svolgersi secondo modalità psicoallopatiche o psicomeopatiche.
Con la modalità “psicallopatica”, si cerca di far emergere in un soggetto quegli aspetti della personalità che sono divergenti ed opposti rispetto al suo consueto modo di essere. Per esempio, ad un soggetto di carattere chiuso si fanno recitare ruoli dinamici ed estroversi; ad un soggetto emotivo si fanno impersonare personaggi “mentali”, e così via. Questo era stato già teorizzato nell’Ottocento da Giovanni Linguiti, antesignano delle esperienze di teatro-terapia presso l’Ospedale Psichiatrico di Aversa .
La modalità “psicomeopatica” si realizza allorché il soggetto dà libera espressione ai propri vissuti, come avviene nello psicodramma. E’ una prescrizione paradossale. Si dà spazio ad aspetti che sono in analogia con le problematiche psicopatologiche, secondo il principio “similia similibus curentur”. Scopo vero del teatro non è aggiungere una maschera fittizia alle maschere che già portiamo nella vita di tutti i giorni. Dando espressione alle proprie componenti “patologiche” è possibile avviare un processo di dis-identificazione da tali componenti e, quindi, di trasformazione.
Un’altra modalità , che possiamo definire “integrativa”, consiste nell’individuare le varie parti di sé, i propri personaggi interiori, per poi dare loro espressione, all’interno di un processo che mira all’integrazione di sé ed all’acquisizione di una maggiore flessibilità .
9 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Organizzazione servizi
L’attuale sistema sanitario, in Italia e, più in generale, nel mondo moderno, appare incastrato nelle gabbie del riduzionismo. Il modello bio-psico-sociale che, a stento, cerca di proporre un allargamento degli orizzonti ed un’integrazione degli interventi, rimane anch’esso ancorato ad una visione meccanicistica. Occorre giungere ad una svolta che produca un cambiamento radicale.
Oggi il paradigma olistico si è affermato in sede teorica ed epistemologica. Dal punto di vista operativo rimane però confinato all’interno di settori delimitati, per lo più a carattere privatistico, e non incide in maniera efficace sulla cultura sanitaria e sull’organizzazione dei servizi. Le medicine complementari ed i trattamenti di tipo umanistico sono erogati per iniziativa di centri privati, di scuole di formazione o di singoli professionisti. Eppure l’esigenza di un cambiamento è avvertita in maniera urgente da fasce sempre più numerose di cittadini.
Si pone allora un interrogativo ed una sfida. Come si applica il modello olistico in un servizio pubblico?
La soluzione non è semplice. Si tratta di trasformare modelli organizzativi, operativi e culturali ormai consolidati, senza interrompere l’erogazione degli interventi. E’ un po’ come modificare un motore acceso senza fermare la macchina.
La creazione di un sistema sanitario olistico è qualcosa di globale e di unitario. Non si tratta semplicemente di affiancare un ambulatorio di medicina complementare (per esempio, di Agopuntura o d Omeopatia) ad altri ambulatori specialistici. Neppure è sufficiente integrare le risposte di un reparto ospedaliero con l’apporto di trattamenti alternativi. Certamente, iniziative di questo genere sono auspicabili e rappresentano importanti forme di integrazione e tentativi iniziali di cambiamento. Tuttavia l’obiettivo verso cui bisogna procedere consiste nel produrre un cambiamento d’insieme nella mission e nella cultura di un Servizio.
Presso alcuni centri ospedalieri cominciano a sorgere spazi dedicati all’offerta di pratiche olistiche che vanno ad integrare e supportare i trattamenti sanitari classici, per esempio nell’ambito dell’oncologia, con lo scopo di produrre miglioramenti nella qualità della vita.
La psichiatria e la salute mentale appaiono per lo più immobilizzate intorno a pratiche ripetitive e settoriali. Eppure è proprio nei servizi di salute mentale, radicati nel territorio e a diretto contatto con la comunità sociale, che si prospetta un’occasione storica per sperimentare nuove pratiche di tipo umanistico ed olistico.
9 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Organizzazione servizi
La società attuale, dietro le parvenze di un democraticismo permissivo e bonario, tende a reprimere le potenzialità del singolo individuo in nome di un conformismo stereotipato e subdolamente coartante. Se le civiltà del passato tendevano a reprimere le pulsioni individuali sotto la coazione del tabù sessuale, oggi nuove forme di condizionamento tendono a riproporre nuovi tabù. Sono i tabù della morte e del morire, scacco di una cultura tanatofobica che mira a stordire ed esaurire l’esistenza umana nella frenesia dell’efficientismo. Sono i tabù della spiritualità e della trascendenza che trattengono la persona vincolata ad una quotidianità standardizzata ed incentrata sulla fascinazione di miti illusori. Viene, così, repressa ogni vocazione interiore ed ogni anelito a dimensioni transpersonali. Questo è all’origine di molte forme di disagio mentale che, ingabbiate nelle categorizzazioni accademiche, rischiano di tradursi in etichette diagnostiche difficili da estirpare.
Un servizio per la salute mentale veramente nuovo si apre ad un nuovo respiro culturale, in cui si dà spazio allo sviluppo del potenziale umano, in cui l’ecologia della mente e dell’ambiente vanno di pari passo, in cui la persona ritrova la sua originaria risonanza con l’ambiente e con l’universo.
La scommessa di oggi è appunto questa. Come si possono attuare concezioni e pratiche olistiche nel campo della salute mentale e della sanità in genere? Può sembrare una scommessa utopica. Tuttavia, tanti segnali, ancora frammentari e sporadici, ma sempre più evidenti, si stanno accendendo nel panorama, apparentemente in crisi, dei servizi sanitari. E a questi segnali, espressione di una nuova etica e di un nuovo pensiero, intendiamo qui dare spazio e significato.
7 febbraio 2012 in Notizie
Siamo lieti d’invitarLa alla conferenza stampa di presentazione del progetto
TEATRI DELLE DIFFERENZE
rete del teatro d’arte civile in Toscana
che si terrĂ
mercoledì 8 febbraio 2012 ore 12,30Â
presso la sala stampa della Regione Toscana
Piazza Duomo (angolo via dell’Oriolo), FIRENZE
…un cartellone unico, dodici compagnie, sette province toscane…
…oltre cinquanta eventi fra spettacoli, laboratori, convegni, master…
…un progetto di distribuzione e formazione del pubblico…Â
…una rete d’arte per valorizzare le forme della differenza…
…prevenire il disagio culturale…
…sostenere i contesti di emarginazione sociale…
INTERVENGONO
CRISTINA SCALETTIÂ Assessore alla Cultura, Regione ToscanaÂ
MIRELLA RICCIÂ Vicepresidente e Assessore alle Politiche Sociali, Provincia di Arezzo
ALESSANDRO GARZELLAÂ coordinatore della rete Teatri delle Differenze
FRANCESCA SANITÀ Associazione Agatà , Firenze
SARANNO PRESENTI
Annalisa Bianco, Egum Teatro - Siena
Roberto Caccavo, Laboratorio delle Differenze – Prato
Piero Cherici e Barbara Petrucci, Diesis Teatrango - Bucine, Arezzo
Laura Cupisti e Francesca Sanità , Associazione Agatà  - Firenze
Stefano Filippi e Valentina Grigò, Teatro Ferramenta - San Giuliano Terme, Pisa
Alessandro Garzella, Animali Celesti/teatro d’arte civile - Pisa
Serena Gatti, Azul Teatro  - Viareggio
Satyamo Hernandez, Aedo - Lucca
Maurizio Lupinelli, Nerval Teatro – Castiglioncello, Livorno
Marta Mantovani e Marco Caboni, laLut  - Siena
Chiara Pistoia, Adarte – San Giuliano Terme, Pisa
Nicola Zavagli e Beatrice Visibelli, Teatri d’Imbarco – Firenze
6 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Artiterapie, Discipline olistiche, Salute ed ecologia mentale
Centro Mondiale di Studi Umanista
FONDAMENTI DELLA NUOVA CIVILTA’
Parchi di Studio e di Riflessione
Attigliano 29 / 31 ottobre 2010
Mario Betti – Schesis: una prospettiva umanistico scientifica per la salute mentale. Esperienze di trasformazione nel servizio pubblico
5 febbraio 2012 in Articoli, Discipline Bio Naturali, Discipline olistiche
Sotto la denominazione di “discipline bionaturali” o “discipline olistiche per la salute” vengono indicate una serie di pratiche che, pur collocate fuori dall’ambito della medicina accademica, sono orientate a promuovere la salute, il benessere ed una migliore qualitĂ della vita. In particolare, mirano a stimolare e rinforzare in modo non invasivo le risorse vitali della persona, intesa come unitĂ bio-psico-spirituale inscindibile e interagente col mondo. Queste metodiche non si prefiggono la cura o la riabilitazione di specifiche patologie, al di fuori di un corretto rapporto medico-paziente, anche se costituiscono strumenti complementari per l’attuazione di percorsi terapeutico-riabilitativi gestiti da Ă©quipe multidisciplinari.
Circa la loro efficacia clinica, esistono tutt’oggi pareri contrastanti all’interno della comunità medica. Le critiche si incentrano soprattutto sul loro meccanismo d’azione che spesso è difficilmente spiegabile alla luce della scienza meccanicistica, ancora oggi prevalente a livello accademico. Diverse prospettive di comprensione si dischiudono, invece, alla luce delle nuove teorie della meccanica quantistica.
In Italia esistono diverse proposte di regolamentazione delle discipline bionaturali. Due proposte di Legge giacciono alla Camera dei Deputati dal 2006. Il Consiglio Regionale Toscano ha invece promulgato una legge regionale nel 2005 che è diventata operativa con le successive delibere del 2009 e 2010.
Anche gli elenchi delle discipline da includere differiscono, in parte, a seconda delle proposte.
La proposta Lucchese (PDL 874 art. 20) definisce le seguenti discipline bionaturali: naturopatia, shiatsu, reflessologia, tuina, trattamento ayurvedico, pranopratica, reiki, kinesiologia specializzata.
Secondo la proposta Pellegrino-Zanella le discipline olistiche per la salute sono: shiatsu, naturopatia, reflessologia plantare, prano-pratica, craniosacrale, yoga, tai ji, Â qi gong, counseling olistico, kinesiologia, reiki, watsu, floripratica
La delibera del Consiglio Regionale Toscano n. 1 del 28 gennaio 2009 successiva alla legge regionale toscana n. 2/2005 e la successiva delibera n.9 del 27 gennaio 2010 definiscono le seguenti discipline bionaturali: craniosacrale, naturopatia, prano-pratica, reflessologia, shiatsu, esercizi di lunga vita taiji-qi gong, tuina, suoni musica e benessere, yoga, osteopatia, metodo Feldenkrais.
Noi crediamo che la discipline bionaturali, al di lĂ della metodologia utilizzata, acquisiscano valore se inserite in un progetto integrato e coerente, secondo una prospettiva olistica volta allo sviluppo del potenziale umano.