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Sentiero ermetico

11 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Formazione

Chiese il Discepolo all’Antico Maestro: “O Venerabile che tutto conosci, indicami il sentiero.”

Rispose l’Antico: “Assapora il sollevarsi e il rifluire delle maree; lascia che i raggi del sole riscaldino il mare.”

Chiese ancora il Discepolo: “Quello che dici è bello, Maestro, ma dove si trova il sentiero?”

Tuonò l’Antico: “Tu sei le maree, tu sei il sole. Tu sei il cibo. Ferma l’acqua col fuoco, ferma il fuoco nell’acqua.”

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Riscoprire l’acqua calda

11 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Formazione, Meditazione

“Hai scoperto l’acqua calda!” – è una battuta proverbiale con cui si vuole sottolineare che un’idea o una trovata, anziché originale, è banale e scontata. Eppure in queste parole è racchiuso il segreto di una saggezza che scorre attraverso le nostre vite ed i secoli.

Noi riscopriamo con stupore l’acqua calda ogni giorno, quando assaporiamo il cibo, quando sotto la doccia torniamo e ritemprare il corpo stanco, quando sentiamo l’eccitazione e lo scioglimento che ci dischiude all’intimità. E’ il sapore perduto, l’equilibrio misterioso di cui noi stessi siamo fatti e che sempre dimentichiamo e sempre riscopriamo con stupore.

Ed è uno dei segreti dell’antica scienza alchemica: la mistura dell’athanor. L’equilibrio di un’accecante solarità e del fluttuare delle acque lunari, il passaggio tenero dal giorno alla notte, l’incontro della femmina e del maschio. E’ l’avvoltolarsi dello Yin e dello Yang nel ventre del drago. E’ la pura coscienza di Shiva che danza estatico sulle membra di Shakti. E’ il gioco delle passioni nell’esperienza meditativa.

Ed il segreto della cottura a bagnomaria si ripropone ad ogni alba e ad ogni tramonto. E’ il connubio di luna crescente e di luna calante. Ed ogni anno, all’appropinquarsi dell’equinozio, l’angelo delle acque scende a reintegrare la forza guaritrice delle sorgenti termali.

Ogni vera e autentica scoperta è, in fondo, l’eterna riscoperta dell’acqua calda.

Arte psicallopatica e arte psicomeopatica

11 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Artiterapie

Nella drammatizzazione (così come nelle altre forme di arteterapia) il sintomo diventa la traccia per un processo evolutivo, che può svolgersi secondo modalità psicoallopatiche o psicomeopatiche.

Con la modalità “psicallopatica”, si cerca di far emergere in un soggetto quegli aspetti della personalità che sono divergenti ed opposti rispetto al suo consueto modo di essere. Per esempio, ad un soggetto di carattere chiuso si fanno recitare ruoli dinamici ed estroversi; ad un soggetto emotivo si fanno impersonare personaggi “mentali”, e così via. Questo era stato già teorizzato nell’Ottocento da Giovanni Linguiti, antesignano delle esperienze di teatro-terapia presso l’Ospedale Psichiatrico di Aversa .

La modalità “psicomeopatica” si realizza allorché il soggetto dà libera espressione ai propri vissuti, come avviene nello psicodramma. E’ una prescrizione paradossale. Si dà spazio ad aspetti che sono in analogia con le problematiche psicopatologiche, secondo il principio “similia similibus curentur”. Scopo vero del teatro non è aggiungere una maschera fittizia alle maschere che già portiamo nella vita di tutti i giorni. Dando espressione alle proprie componenti “patologiche” è possibile avviare un processo di dis-identificazione da tali componenti e, quindi, di trasformazione.

Un’altra modalità, che possiamo definire “integrativa”, consiste nell’individuare le varie parti di sé, i propri personaggi interiori, per poi dare loro espressione, all’interno di un processo che mira all’integrazione di sé ed all’acquisizione di una maggiore flessibilità.

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Prospettive olistiche per la sanità

9 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Organizzazione servizi

L’attuale sistema sanitario, in Italia e, più in generale, nel mondo moderno, appare incastrato nelle gabbie del riduzionismo. Il modello bio-psico-sociale che, a stento, cerca di proporre un allargamento degli orizzonti ed un’integrazione degli interventi, rimane anch’esso ancorato ad una visione meccanicistica. Occorre giungere ad una svolta che produca un cambiamento radicale.

Oggi il paradigma olistico si è affermato in sede teorica ed epistemologica. Dal punto di vista operativo rimane però confinato all’interno di settori delimitati, per lo più a carattere privatistico, e non incide in maniera efficace sulla cultura sanitaria e sull’organizzazione dei servizi. Le medicine complementari ed i trattamenti di tipo umanistico sono erogati per iniziativa di centri privati, di scuole di formazione o di singoli professionisti. Eppure l’esigenza di un cambiamento è avvertita in maniera urgente da fasce sempre più numerose di cittadini.

Si pone allora un interrogativo ed una sfida. Come si applica il modello olistico in un servizio pubblico?

La soluzione non è semplice. Si tratta di trasformare modelli organizzativi, operativi e culturali ormai consolidati, senza interrompere l’erogazione degli interventi. E’ un po’ come modificare un motore acceso senza fermare la macchina.

La creazione di un sistema sanitario olistico è qualcosa di globale e di unitario. Non si tratta semplicemente di affiancare un ambulatorio di medicina complementare (per esempio, di  Agopuntura o d Omeopatia) ad altri ambulatori specialistici. Neppure è sufficiente integrare le risposte di un reparto ospedaliero con l’apporto di trattamenti alternativi. Certamente, iniziative di questo genere sono auspicabili e rappresentano importanti forme di integrazione e tentativi iniziali di cambiamento. Tuttavia l’obiettivo verso cui bisogna procedere consiste nel produrre un cambiamento d’insieme nella mission e nella cultura di un Servizio.

Presso alcuni centri ospedalieri cominciano a sorgere spazi dedicati all’offerta di pratiche olistiche che vanno ad integrare e supportare i trattamenti sanitari classici, per esempio nell’ambito dell’oncologia, con lo scopo di produrre miglioramenti nella qualità della vita.

La psichiatria e la salute mentale appaiono per lo più immobilizzate intorno a pratiche ripetitive e settoriali. Eppure è proprio nei servizi di salute mentale, radicati nel territorio e a diretto contatto con la comunità sociale, che si prospetta un’occasione storica per sperimentare nuove pratiche di tipo umanistico ed olistico.

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Segnali per un paradigma nuovo

9 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Organizzazione servizi

La società attuale, dietro le parvenze di un democraticismo permissivo e bonario, tende a reprimere le potenzialità del singolo individuo in nome di un conformismo stereotipato e subdolamente coartante.  Se le civiltà del passato tendevano a reprimere le pulsioni individuali sotto la coazione del tabù sessuale, oggi nuove forme di condizionamento tendono a riproporre nuovi tabù. Sono i tabù della morte e del morire, scacco di una cultura tanatofobica che mira a stordire ed esaurire l’esistenza umana nella frenesia dell’efficientismo. Sono i tabù della spiritualità e della trascendenza che trattengono la persona vincolata ad una quotidianità standardizzata ed incentrata sulla fascinazione di miti illusori. Viene, così, repressa ogni vocazione interiore ed ogni anelito a dimensioni transpersonali. Questo è all’origine di molte forme di disagio mentale che, ingabbiate nelle categorizzazioni accademiche, rischiano di tradursi in etichette diagnostiche difficili da estirpare.

Un servizio per la salute mentale veramente nuovo si apre ad un nuovo respiro culturale, in cui si dà spazio allo sviluppo del potenziale umano, in cui l’ecologia della mente e dell’ambiente vanno di pari passo, in cui la persona ritrova la sua originaria risonanza con l’ambiente e con l’universo.

La scommessa di oggi è appunto questa. Come si possono attuare concezioni e pratiche olistiche nel campo della salute mentale e della sanità in genere? Può sembrare una scommessa utopica. Tuttavia, tanti segnali, ancora frammentari e sporadici, ma sempre più evidenti, si stanno accendendo nel panorama, apparentemente in crisi, dei servizi sanitari. E a questi segnali, espressione di una nuova etica e di un nuovo pensiero, intendiamo qui dare spazio e significato.

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Schesis: una prospettiva umanistico scientifica per la salute mentale. Esperienze di trasformazione nel servizio pubblico

6 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Artiterapie, Discipline olistiche, Salute ed ecologia mentale

Centro Mondiale di Studi Umanista

FONDAMENTI DELLA NUOVA CIVILTA’

Parchi di Studio e di Riflessione

Attigliano 29 / 31 ottobre 2010

Mario Betti – Schesis: una prospettiva umanistico scientifica per la salute mentale. Esperienze di trasformazione nel servizio pubblico

Conferenza audiovisiva

Discipline Bio Naturali

5 febbraio 2012 in Articoli, Discipline Bio Naturali, Discipline olistiche

Sotto la denominazione di “discipline bionaturali” o “discipline olistiche per la salute” vengono indicate una serie di pratiche che, pur collocate fuori dall’ambito della medicina accademica, sono orientate a promuovere la salute, il benessere ed una migliore qualità della vita. In particolare, mirano a stimolare e rinforzare in modo non invasivo le risorse vitali della persona, intesa come unità bio-psico-spirituale inscindibile e interagente col  mondo. Queste metodiche non si prefiggono la cura o la riabilitazione di specifiche patologie, al di fuori di un corretto rapporto medico-paziente, anche se costituiscono strumenti complementari per l’attuazione di percorsi terapeutico-riabilitativi gestiti da équipe multidisciplinari.

Circa la loro efficacia clinica, esistono tutt’oggi pareri contrastanti all’interno della comunità medica. Le critiche si incentrano soprattutto sul loro meccanismo d’azione che spesso è difficilmente spiegabile alla luce della scienza meccanicistica, ancora oggi prevalente a livello accademico. Diverse prospettive di comprensione si dischiudono, invece, alla luce delle nuove teorie della meccanica quantistica.

In Italia esistono diverse proposte di regolamentazione delle discipline bionaturali. Due proposte di Legge giacciono alla Camera dei Deputati dal 2006. Il Consiglio Regionale Toscano ha invece promulgato una legge regionale nel 2005 che è diventata operativa con le successive delibere del 2009 e 2010.

Anche gli elenchi delle discipline da includere differiscono, in parte, a seconda delle proposte.

La proposta Lucchese (PDL 874 art. 20) definisce le seguenti discipline bionaturali: naturopatia, shiatsu, reflessologia, tuina, trattamento ayurvedico, pranopratica, reiki, kinesiologia specializzata.

Secondo la proposta Pellegrino-Zanella le discipline olistiche per la salute sono: shiatsu, naturopatia, reflessologia plantare, prano-pratica, craniosacrale, yoga, tai ji,  qi gong, counseling olistico, kinesiologia, reiki, watsu, floripratica

La delibera del Consiglio Regionale Toscano n. 1 del 28 gennaio 2009 successiva alla legge regionale toscana n. 2/2005 e la successiva delibera n.9 del 27 gennaio 2010 definiscono le seguenti discipline bionaturali: craniosacrale, naturopatia, prano-pratica, reflessologia, shiatsu, esercizi di lunga vita taiji-qi gong, tuina, suoni musica e benessere, yoga, osteopatia, metodo Feldenkrais.

Noi crediamo che la discipline bionaturali, al di là della metodologia utilizzata, acquisiscano valore se inserite in un progetto integrato e coerente, secondo una prospettiva olistica volta allo sviluppo del potenziale umano.

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Salute mentale e convivenza: l’evento congressuale del 2011

4 febbraio 2012 in Articoli, Formazione, Promozione civica, Salute ed ecologia mentale

Uno dei più significativi eventi congressuali del 2011 è stato il Convegno Nazionale “Salute Mentale e Convivenza”, organizzato da Cittadinanzattiva Toscana onlus-Tribunale diritti del malato, con il patrocinio della Regione Toscana e la collaborazione di Psichiatria damocratica. Si è svolto a Firenze il 10 e 11 novembre e vi hanno partecipato oltre 350 convegnisti provenienti da numerose parti d’Italia.

Prendendo avvio dall’esperienza di Schesis, una scuola per la salute mentale, voluta da Regione Toscana, Azienda USL 2 Lucca e Cittadinanzattiva toscana, sono stati affrontati i temi più attuali della salute mentale, dalle buone pratiche alle criticità organizzative ed operative, alla luce dell’interazione e della convivenza civile.

“Quella di Schesis – ha dichiarato l’assessore al Diritto alla Salute Daniela Scaramuccia - è un’esperienza pilota nel campo della salute mentale, unica a livello nazionale e, credo, anche internazionale. Un’esperienza che nasce dal territorio ed è intimamente collegata con le risorse sociali, professionali, strutturali e strumentali. Mi auguro che questo modello faccia scuola e che progetti analoghi possano nascere nel resto della Toscana e in altre regioni d’Italia. Sicuramente, di questa esperienza terremo conto nella formulazione del nuovo Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale”.

“Schesis – ha aggiunto l’assessore – si è impianta su un Servizio che risponde alle esigenze della comunità dov’è insediato e che, funzionando 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno, ha reso sempre meno necessario il ricorso al servizio psichiatrico di diagnosi e cura ospedaliero”.

Dopo la relazione introduttiva di Adriano Amadei, Segretario regionale di Cittadinanzattiva toscana onlus, sono intervenuti Mario Betti e Marco Saettoni, i quali hanno illustrato il modello organizzativo ed operativo in atto presso il Servizio della Valle del Serchio (ASL di Lucca), sottolineando le evidenze cliniche di una approccio che sappia coniugare gli aspetti umanistici con il rigore scientifico.

Gioacchino Pagliaro, docente di Psicologia clinica, ha illustrato l’importanza degli apporti della fisica quantistica che, con i concetti di “Non località” e di “Entanglement”, pone le basi di una nuova epistemologia per la medicina e le scienze dello spirito. Enrico Cheli, docente di Sociologia, ha illustrato i principi ed metodi olistici per la crescita personale e lo sviluppo del potenziale umano. Laura Belloni ha concluso, parlando dell’importanza dei conflitti e delle le criticità relazionali come fattori di stress e di patonenicità.

Nel pomeriggio, Giuseppe Cardamone, Direttore dell’Unità Funzionale Salute Mentale Adulti dell’Area Grossetana, ha affrontato lo scottante tema della salute mentale dei migranti in Italia, mentre Salvatore inglese ha parlato di “etnopsichiatria per la convivenza” e di interazione transculturale.

La seconda mattina, Giancarlo Pera ha aperto i lavori con una stimolante e dissertazione dal titolo “La metafisica aziendale e le piante morte: (dis)appunti dal margine”. Il relatore ha effettuato una disamina sugli aspetti contraddittori e disfunzionali che caratterizzano l’operare delle aziende sanitarie, spinte da un malinteso aziendalismo e sempre meno attente al mandato sociale e sanitario che ne dovrebbe contraddistinguere l’operato. Su questa falsariga,  Anna Rita Virgilli ha evidenziato come l’appello alla “competenza” e i criteri di “acceditamento” si traducano spesso in alibi per giustificare l’omissione di un’autentica presa in carico.

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Teatro quale terapia collettiva

1 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Artiterapie, Teatro

Nel mondo arcaico l’uomo cercava di partecipare all’atto creativo, creando microcosmi speculari con i quali influenzare quelle forze oscure della natura le quali regole e motivazioni gli erano arcane.

L’uomo primitivo intuiva, dalle sue osservazioni, che i fenomeni naturali erano profondamente interdipendenti e intrecciati tra di loro: le piante avevano bisogno di sole nella misura giusta; di acqua; i semi venivano raccolti in quel determinato momento e piantati in quella particolare fase lunare, che, guarda caso, avveniva quando il livello del fiume si alzava e quando l’orsa maggiore toccava la cima del colle…etc., etc.

E il tutto sembrava nelle mani di qualche strana forza sovrannaturale capace in un attimo di distruggere l’intera raccolta in una breve furia tempestosa, costringendo la tribù a una dolorosa trasmigrazione, o peggio ancora, portando decimazione per carestia.

Ma guarda ancora caso, tutto combaciava perfettamente con i flussi mestruali delle donne; il manifestarsi di certe gravi malattie, condizioni psico-fisiche, emozioni collettive ricorrenti, una concatenazione di problematiche sociali, di guerre, che sembravano precedere, o seguire un determinato rincorrersi di avvenimenti naturali, apparentemente poco correlati, ma che, a un più approfondito scrutinio, svelavano la loro sorprendente connessione.

L’ipotesi fu presto formulata: se l’uomo risponde agli impulsi ciclici ed energetici della natura, è probabile che la natura risponda agli impulsi dell’uomo, cioè, che il rapporto sia bi-direzionale, o per lo meno interattivo.

Così il ponte tra l’universo uomo e l’universo mondo fu lentamente costruito e i metodi per “trattare”, influenzare, curare, e trasformare le condizioni di disarmonia furono elaborati.

Nacque il teatro: uomini e donne (sacerdoti, sacerdotesse, ancelle, accoliti) che impersonificavano le forze naturali (divenuti spesso dei o esseri spirituali) e coinvolgevano la popolazione in rituali propiziatori, di acting out, che diventavano veri e propri momenti di catarsi collettiva.

Gli anziani, i curanderos, constatavano che questi momenti di pubblica evocazione/invocazione alleviavano l’ansia, calmavano le angosce, placavano le animosità, rilassavano le tensioni e diminuivano le paure, nonché promuovevano forti sentimenti di appartenenza sociale e, addirittura, curavano i malati.

Nacque il teatro quale terapia collettiva

Anzi, nacque il teatro.

Le nuove frontiere della scienza

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale

Le concezioni meccanicistiche della vecchia fisica newtoniana sono da considerare superate alla luce delle più moderne acquisizioni della scienza.

La Teoria della Relatività mette in discussione l’esistenza di uno spazio e di un tempo oggettivi, che possono essere scomposti e misurati come entità indipendenti ed avulse dalla mente di chi osserva.

Secondo la Meccanica Quantistica, i fenomeni della “non località” e dell’olografia” pongono in correlazione analogica le macro e le microstrutture. In questo modo, la scienza meccanicistica lascia spazio ad una visione olistica che finisce per interessare la struttura dell’intero cosmo, dalle microparticelle agli universi.

La concezione olistica del mondo è avvalorata dal fatto che ogni interazione tra sistemi fisici porta ad uno stato di “entanglement”, ossia ad una interconnessione che implica una perdita di identità dei sistemi interagenti. L’universo è un intero indivisibile, un tutto senza soluzioni di continuità, le cui parti non hanno più un’identità separata. In questa direzione si muovono le proposte cosmologiche di David Bohm, che vede l’Universo come gigantesco ologramma in cui ogni singola parte contiene in sé le informazioni dell’intero. Vengono riformulate, in modo nuovo, concezioni molto antiche, che stabiliscono strette correlazioni fra macro e microcosmo. Così recita un famoso aforisma alchemico: “En to Pan” (Uno il Tutto). Al paradigma olistico si riallaccia anche la ricerca neuropsicologica di Pribram che descrive il cervello come una matrice olografica, capace di tradurre in ologrammi i messaggi del mondo esterno e nella quale le informazioni rimangono distribuite in ogni frammento.


[1] Massimo Teodorani: Entanglement. L’intreccio nel mondo quantistico: dalle particelle alla coscienza, 2007.