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da AEDO

Salute mentale e convivenza: l’evento congressuale del 2011

4 febbraio 2012 in Articoli, Formazione, Promozione civica, Salute ed ecologia mentale

Uno dei più significativi eventi congressuali del 2011 è stato il Convegno Nazionale “Salute Mentale e Convivenza”, organizzato da Cittadinanzattiva Toscana onlus-Tribunale diritti del malato, con il patrocinio della Regione Toscana e la collaborazione di Psichiatria damocratica. Si è svolto a Firenze il 10 e 11 novembre e vi hanno partecipato oltre 350 convegnisti provenienti da numerose parti d’Italia.

Prendendo avvio dall’esperienza di Schesis, una scuola per la salute mentale, voluta da Regione Toscana, Azienda USL 2 Lucca e Cittadinanzattiva toscana, sono stati affrontati i temi più attuali della salute mentale, dalle buone pratiche alle criticità organizzative ed operative, alla luce dell’interazione e della convivenza civile.

“Quella di Schesis – ha dichiarato l’assessore al Diritto alla Salute Daniela Scaramuccia - è un’esperienza pilota nel campo della salute mentale, unica a livello nazionale e, credo, anche internazionale. Un’esperienza che nasce dal territorio ed è intimamente collegata con le risorse sociali, professionali, strutturali e strumentali. Mi auguro che questo modello faccia scuola e che progetti analoghi possano nascere nel resto della Toscana e in altre regioni d’Italia. Sicuramente, di questa esperienza terremo conto nella formulazione del nuovo Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale”.

“Schesis – ha aggiunto l’assessore – si è impianta su un Servizio che risponde alle esigenze della comunità dov’è insediato e che, funzionando 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno, ha reso sempre meno necessario il ricorso al servizio psichiatrico di diagnosi e cura ospedaliero”.

Dopo la relazione introduttiva di Adriano Amadei, Segretario regionale di Cittadinanzattiva toscana onlus, sono intervenuti Mario Betti e Marco Saettoni, i quali hanno illustrato il modello organizzativo ed operativo in atto presso il Servizio della Valle del Serchio (ASL di Lucca), sottolineando le evidenze cliniche di una approccio che sappia coniugare gli aspetti umanistici con il rigore scientifico.

Gioacchino Pagliaro, docente di Psicologia clinica, ha illustrato l’importanza degli apporti della fisica quantistica che, con i concetti di “Non località” e di “Entanglement”, pone le basi di una nuova epistemologia per la medicina e le scienze dello spirito. Enrico Cheli, docente di Sociologia, ha illustrato i principi ed metodi olistici per la crescita personale e lo sviluppo del potenziale umano. Laura Belloni ha concluso, parlando dell’importanza dei conflitti e delle le criticità relazionali come fattori di stress e di patonenicità.

Nel pomeriggio, Giuseppe Cardamone, Direttore dell’Unità Funzionale Salute Mentale Adulti dell’Area Grossetana, ha affrontato lo scottante tema della salute mentale dei migranti in Italia, mentre Salvatore inglese ha parlato di “etnopsichiatria per la convivenza” e di interazione transculturale.

La seconda mattina, Giancarlo Pera ha aperto i lavori con una stimolante e dissertazione dal titolo “La metafisica aziendale e le piante morte: (dis)appunti dal margine”. Il relatore ha effettuato una disamina sugli aspetti contraddittori e disfunzionali che caratterizzano l’operare delle aziende sanitarie, spinte da un malinteso aziendalismo e sempre meno attente al mandato sociale e sanitario che ne dovrebbe contraddistinguere l’operato. Su questa falsariga,  Anna Rita Virgilli ha evidenziato come l’appello alla “competenza” e i criteri di “acceditamento” si traducano spesso in alibi per giustificare l’omissione di un’autentica presa in carico.

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Teatro quale terapia collettiva

1 febbraio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Artiterapie, Teatro

Nel mondo arcaico l’uomo cercava di partecipare all’atto creativo, creando microcosmi speculari con i quali influenzare quelle forze oscure della natura le quali regole e motivazioni gli erano arcane.

L’uomo primitivo intuiva, dalle sue osservazioni, che i fenomeni naturali erano profondamente interdipendenti e intrecciati tra di loro: le piante avevano bisogno di sole nella misura giusta; di acqua; i semi venivano raccolti in quel determinato momento e piantati in quella particolare fase lunare, che, guarda caso, avveniva quando il livello del fiume si alzava e quando l’orsa maggiore toccava la cima del colle…etc., etc.

E il tutto sembrava nelle mani di qualche strana forza sovrannaturale capace in un attimo di distruggere l’intera raccolta in una breve furia tempestosa, costringendo la tribù a una dolorosa trasmigrazione, o peggio ancora, portando decimazione per carestia.

Ma guarda ancora caso, tutto combaciava perfettamente con i flussi mestruali delle donne; il manifestarsi di certe gravi malattie, condizioni psico-fisiche, emozioni collettive ricorrenti, una concatenazione di problematiche sociali, di guerre, che sembravano precedere, o seguire un determinato rincorrersi di avvenimenti naturali, apparentemente poco correlati, ma che, a un più approfondito scrutinio, svelavano la loro sorprendente connessione.

L’ipotesi fu presto formulata: se l’uomo risponde agli impulsi ciclici ed energetici della natura, è probabile che la natura risponda agli impulsi dell’uomo, cioè, che il rapporto sia bi-direzionale, o per lo meno interattivo.

Così il ponte tra l’universo uomo e l’universo mondo fu lentamente costruito e i metodi per “trattare”, influenzare, curare, e trasformare le condizioni di disarmonia furono elaborati.

Nacque il teatro: uomini e donne (sacerdoti, sacerdotesse, ancelle, accoliti) che impersonificavano le forze naturali (divenuti spesso dei o esseri spirituali) e coinvolgevano la popolazione in rituali propiziatori, di acting out, che diventavano veri e propri momenti di catarsi collettiva.

Gli anziani, i curanderos, constatavano che questi momenti di pubblica evocazione/invocazione alleviavano l’ansia, calmavano le angosce, placavano le animosità, rilassavano le tensioni e diminuivano le paure, nonché promuovevano forti sentimenti di appartenenza sociale e, addirittura, curavano i malati.

Nacque il teatro quale terapia collettiva

Anzi, nacque il teatro.

Le nuove frontiere della scienza

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale

Le concezioni meccanicistiche della vecchia fisica newtoniana sono da considerare superate alla luce delle più moderne acquisizioni della scienza.

La Teoria della Relatività mette in discussione l’esistenza di uno spazio e di un tempo oggettivi, che possono essere scomposti e misurati come entità indipendenti ed avulse dalla mente di chi osserva.

Secondo la Meccanica Quantistica, i fenomeni della “non località” e dell’olografia” pongono in correlazione analogica le macro e le microstrutture. In questo modo, la scienza meccanicistica lascia spazio ad una visione olistica che finisce per interessare la struttura dell’intero cosmo, dalle microparticelle agli universi.

La concezione olistica del mondo è avvalorata dal fatto che ogni interazione tra sistemi fisici porta ad uno stato di “entanglement”, ossia ad una interconnessione che implica una perdita di identità dei sistemi interagenti. L’universo è un intero indivisibile, un tutto senza soluzioni di continuità, le cui parti non hanno più un’identità separata. In questa direzione si muovono le proposte cosmologiche di David Bohm, che vede l’Universo come gigantesco ologramma in cui ogni singola parte contiene in sé le informazioni dell’intero. Vengono riformulate, in modo nuovo, concezioni molto antiche, che stabiliscono strette correlazioni fra macro e microcosmo. Così recita un famoso aforisma alchemico: “En to Pan” (Uno il Tutto). Al paradigma olistico si riallaccia anche la ricerca neuropsicologica di Pribram che descrive il cervello come una matrice olografica, capace di tradurre in ologrammi i messaggi del mondo esterno e nella quale le informazioni rimangono distribuite in ogni frammento.


[1] Massimo Teodorani: Entanglement. L’intreccio nel mondo quantistico: dalle particelle alla coscienza, 2007.

Psicologia Umanistica e Psicoterapia Transpersonale

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Psicologia transpersonale, Psicologia umanistica, Salute ed ecologia mentale

Agli inizi degli anni Sessanta, nasce negli Stati Uniti, ad opera di Abraham Maslow ed Anthony Sutich, la Psicologia Umanistica, una corrente che si ricollega all’indirizzo fenomenologico esistenziale europeo. Non si tratta di un preciso sistema teorico, ma di una corrente di pensiero nella quale convergono autori di diversa provenienza. Essa nasce come reazione alle due correnti che dominavano il panorama della psicologia in quegli anni: il Comportamentismo e la Psicoanalisi.

Il punto centrale dalla prospettiva umanistica è rappresentato dai valori umani e dalla tendenza a perseguirli, secondo quello che Maslow ha chiamato “auto-attuazione” e “autorealizzazione.”

Queste  idee hanno influenzato la nascita del “Movimento per lo Sviluppo del Potenziale Umano”, un vasto movimento di opinione che ha preso corpo soprattutto presso l’Esalen Institute, in California.

La Psicologia Transpersonale nasce alla fine degli anni Sessanta, in California, per opera di un gruppo di ricercatori legati alla Psicologia Umanistica, fra i quali ricordiamo Viktor Frankl, Stanislav Grof, James Fadiman, anche se il termine “Psicologia Transpersonale” sembra essere stato utilizzato per la prima volta da Roberto Assagioli, il creatore della Psicosintesi agli inizi del Novecento.

L’approccio transpersonale riconosce l’importanza della spiritualità nello studio della psiche umana. Esso si oppone radicalmente alla psicologia accademica che nega valore psicologico alla spiritualità, tacciandola di superstizione primitiva, pensiero magico, immaturità emotiva o patologia. L’aggettivo “transpersonale” rimanda al concetto di “persona”, inteso nella sua etimologia latina di maschera. In questa accezione, il termine “persona” è stato usato da Jung per indicare gli aspetti esteriori, di facciata, del comportamento umano, quelli che rispondono alle aspettative socio-ambientali e culturali, secondo una prospettiva fondata sui pregiudizi e le aspettative della cultura dominante. La dimensione personale è quella connessa con l’esistenza convenzionale e con il comune stato ordinario di coscienza. La dimensione transpersonale riguarda, invece, gli aspetti che stanno dietro ed oltre la facciata e che sono da ricondurre a stati modificati di coscienza e a forme di esistenza non ordinaria.

L’approccio transpersonale si propone di indagare che cosa si nasconde dietro la maschera, quali sono le componenti profonde dell’uomo che restano celate dietro i suoi condizionamenti, le sue abitudini, i suoi ruoli standardizzati, quali sono le potenzialità evolutive della persona.

Viene auspicata, a questo scopo, la realizzazione di stati modificati di coscienza, ossia di stati mentali che si discostano dall’esperienza ordinaria di veglia. Questi vengono perseguiti attraverso tecniche di respirazione, di rilassamento, di meditazione, di attivazione emozionale e corporea, che inducono profondi insight e, talora, intense catarsi. A questo fine, possono essere utilizzati procedimenti mutuati da discipline orientali – quali lo Yoga, il Taoismo, lo Zen – od occidentali – quali l’Ipnosi, il Training Autogeno di Schultz, l’Orgonoterapia di Reich,la Bioenergetica di Lowen – solo per citarne alcuni.

Negli ultimi anni sono venute alla ribalta in ambito accademico una serie di tecniche di meditazione. John Kabat-Zinn ha sdoganato, sotto il termine di “Mindfulness”, antiche tecniche buddiste di meditazione aperta, quali la Vipassana, innestandole nell’ambito della Psicologia Cognitivista[1]. La Meditazione Trascendentale, ideata e divulgata da Maharishi Mahesh Yogi, attinge invece alle tecniche mantriche dell’Induismo.

Interessanti suggestioni le ritroviamo nelle meditazioni di Osho, il quale, attingendo da diverse discipline spirituali, ha confezionato innumerevoli sequenze meditative, adattandole alle esigenze della vita moderna. Sono tecniche di vario tipo (statiche, dinamiche, mantriche, concentrative, ecc.) che possono offrire a ciascuna persona il tipo di sequenza più adatto per le sue caratteristiche personologiche e per le sue condizioni mentali ed emozionali[2].


[1] Antonella Montano: Mindfulness. Guida alla meditazione di consapevolezza, 2007.

[2] Osho: Meditation: The Art of Ecstasy, 1976.

La Teoria Generale dei Sistemi

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Relazionale-sistemico, Salute ed ecologia mentale

La Teoria Generale dei Sistemi, elaborata da Ludwig Von Bertalanffy a partire dagli anni Trenta, trova applicazione in tutti i campi del sapere, dalla fisica alla chimica all’astronomia alla fisiologia all’antropologia. Secondo la teoria dei sistemi, le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. La sommatoria delle parti è sempre maggiore (e quindi differente) della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Particolarmente importante per i suoi sviluppi nel campo della psicologia e della psichiatria è l’applicazione di questi principi ai sistemi relazionali umani (gruppi, famiglie, organizzazioni sociali di vario genere). I comportamenti, le emozioni, i pensieri di un singolo individuo trovano espressione e significato nel sistema relazionale in cui l’individuo si trova a vivere e ad interagire. Le criticità relazionali ed i conflitti interpersonali devono essere letti ed affrontati all’interno del contesto in cui hanno origine e sviluppo. Occorre prendere in esame il sistema o, meglio, i sistemi di riferimento. Quando si parla di “sistema” non vogliamo intendere un aggregato di parti che interagiscono meccanicamente fra loro, sulla base dei principi della cibernetica. Un sistema relazionale umano – sia esso la famiglia, la comunità sociale o l’ambiente di lavoro – è qualcosa di più: è vivere un’esperienza profonda e coinvolgente; è condividere vissuti, desideri ed emozioni; è sentirsi sospinti all’incontro e, spesso, al conflitto; è partecipare ad una convivenza.

La rivoluzione fenomenologica

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale

Lo studio dell’uomo nella sua complessità olistica è stato l’oggetto delle scienze umane ed antropologiche del Novecento. In particolare, vogliamo fare riferimento a tre principali filoni di pensiero: la Fenomenologia, la Teoria dei Sistemi e la Psicologia Umanistica (con i suoi risvolti transpersonali).

La filosofia fenomenologica, posta a cavallo fra l’idealismo tedesco e l’esistenzialismo, si sviluppa e si afferma con le opere di Edmund Husserl e di Martin Heidegger. Trova poi larga applicazione in ambito psicologico e psichiatrico, offrendo nuovi ed originali strumenti di comprensione. La prospettiva fenomenologica, prima che un corpo sistematico di opere, rappresenta un clima filosofico e culturale che finisce per contaminare e fecondare differenti ambiti culturali. Vengono classicamente distinti due principali filoni, la fenomenologia trascendentale e l’analitica esistenziale. La fenomenologia trascendentale, fondata sul pensiero di Husserl, si incentra sull’analisi dei vissuti, indagando le modalità con cui si struttura il modo di pensare, di sentire, di rapportarsi agli altri e al mondo. Alla base di questo metodo troviamo il procedimento della “epochè” o “riduzione fenomenologica”. Il termine, introdotto da Zenone, fondatore dello Stoicismo, divenne uno dei capisaldi concettuali dell’antica Scuola Scettica. Niente viene dato per scontato; l’esistenza del mondo e delle cose viene messa fra parentesi, ogni interpretazione, opinione o teoria è sospesa. La riduzione fenomenologica diviene il caposaldo per penetrare dentro i vissuti con immediatezza, senza condizionamenti e pregiudizi; l’oggetto e la coscienza stessa vengono “ridotti” a puro fenomeno. L’intenzionalità della coscienza (del vissuto) è posta al centro dell’indagine antropologica e ciò costituisce una vera e propria rivoluzione epistemologica. L’atto conoscitivo (intenzionale) e l’oggetto conosciuto (intenzionato) costituiscono un tutt’uno solidale. Così, nella relazione intenzionale si risolve ogni frattura fra soggetto e realtà oggettiva. E’ interessante rilevare come questa concezione trovi interessanti analogie con il neo sciamanesimo di Carlos Castaneda e con le più recenti formulazioni del cognitivismo costruttivista. L’analitica esistenziale prende le mosse dall’ontologia di Heidegger e viene sviluppata in ambito psicopatologico con l’antropoanalisi di Ludwig Binswanger. Vengono sudiate le strutture dell’essere umano inteso ontologicamente come Esserci (Dasein), ossia come essere qui ed ora. L’esistenza umana si configura ad un tempo come “essere-nel-mondo” (un tutt’uno col mondo) ed autotrascendersi nel mondo (essere aperto al mondo).

La rivoluzione fenomenologia ha permesso di penetrare più profondamente nei vissuti della persona con disagio psichico sospendendo ogni sorta di giudizio. Da queste premesse sono scaturite le idee di autori che hanno profondamente rivoluzionato la prassi psichiatrica, quali Thomas Szasz, Roland Laing e lo stesso Basaglia.

Una visione integrale dell’uomo e dei trattamenti

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Discipline olistiche, Salute ed ecologia mentale

L’esigenza di superare la visione frammentaria e riduzionistica dell’uomo e del mondo è stata sempre presente nella storia del pensiero, influenzando la medicina e la scienza. Si può dire che la visione olistica risale alla notte dei tempi ed è stata patrimonio delle discipline spirituali, orientali ed occidentali, dell’Antichità. La tradizione taoista, per esempio, ha dato origine ad una medicina che si integra armonicamente con le leggi universali del Tao e che vede l’organismo umano come un tutto inscindibile, vivificato da un fluire ininterrotto di energie. Ricordiamo l’aforisma di Lao Tze (VI sec. a.C.) secondo cui “la somma delle parti non costituisce il tutto”. Nell’Antica Grecia, Ippocrate, tutt’oggi considerato il padre della medicina, aveva sostenuto la necessità di affrontare la malattia nella sua globalità. Nei suoi trattati chiamava in causa fattori dietetici, climatici, psicologici e sociali, valorizzando inoltre il dialogo fra medico e paziente. In epoca moderna, con l’affermarsi dello scientismo meccanicistico e del riduzionismo organicistico, siamo giunti all’attuale egemonia della farmacoterapia allopatica. Tuttavia, accanto alla medicina ufficiale, hanno continuato a diffondersi le cosiddette “medicine complementari o alternative” e le “discipline bio-naturali”, ispirate ad una visione olistica. Negli ultimi decenni, questi trattamenti hanno ottenuto importanti riconoscimenti presso molte università e presso la stessa OMS.

La comunità sociale: fra convivenza e confidenza

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale

E’ necessario attivare una nuova prassi terapeutica che vada oltre i modelli riduzionistici per assumere una visione più ampia, di tipo olistico. Ma quali sono gli assunti di base per realizzare un cambiamento radicale di paradigma senza perdere gli apporti tecnici che la medicina moderna ha saputo apportare?

Noi crediamo che una sanità che sappia essere ad un tempo scientifica ed umanistica non possa prescindere dalle seguenti azioni:

  • Spazi e tempi adeguati per le relazioni interpersonali;
  • interazione con l’utenza nell’arco delle 24 ore;
  • azioni sinergiche con la rete comunitaria;
  • spazi di accoglienza residenziale extraospedaliera a rapido turn over;
  • integrazione dei trattamenti e differenziazione delle risposte erogate;
  • verifica dei risultati di esito.

L’assunto di base per la realizzazione di un nuovo modello di sanità prevede che esso sia incentrato sulla relazione interpersonale e sull’interazione sistematica con la comunità.

Si tratta di dare vita ad un nuovo modo di operare nel campo della salute (non solo mentale), in cui gli aspetti tecnici si coniugano alla socialità e alla solidarietà. I percorsi per la salute non possono, infatti, ridursi a processi tecnicistici avulsi dal contesto sociale e culturale in cui la persona si trova a vivere e ad agire. E’ dall’interazione sinergica e consapevole fra cittadini (utenti o non), familiari ed operatori, che possono svilupparsi efficaci percorsi socio-sanitari e prendere corpo nuove modalità di intervento e trattamento.

Oltre il modello bio-psico-sociale: il paradigma olistico

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale

Si prospetta una svolta epocale che ci pone di fronte ad una scelta: o continuare ad affannarsi per una crescita competitiva e conflittuale oppure operare una trasformazione interiore per la realizzazione di una nuova umanità.

Questa realizzazione non può che iniziare a livello locale, negli spazi relazionali di tutti i giorni. “Cio che sta in alto è come ciò che sta in basso” – recita un antico aforisma alchemico. Gli sviluppi della fisica post-quantistica parlano ormai, con David Bohm, di “universo olografico”, in cui la più piccola parte racchiude in sé l’informazione globale.

Ed allora, vediamo di tornare a delimitare la nostra analisi al settore da cui siamo partiti, quello della sanità e della salute mentale.

L’essere umano è un’unità di mente e corpo, indissolubilmente connessa con l’ambiente naturale e con il contesto socioculturale e relazionale in cui si trova calato. Questa unità corpo-mente-ambiente è anche coscienza di sé ed apertura alla trascendenza. Si contraddistingue per uno slancio vitale che la spinge ad autoprogettarsi nello spazio-tempo, ossia verso il mondo e verso il futuro, e a ricercare significati spirituali che oltrepassano il proprio essere nel mondo.  Possiamo parlare di una “realtà olistica” in cui si risolvono tutti gli aspetti somatici, psichici, ambientali e spirituali.

Il paradigma olistico rimanda ad una posizione filosofica non-riduzionista e può essere considerato come la controparte dell’atomismo. Il termine “olismo” (dal greco όλος = “tutto”) fu coniato da Jan Smuts (1870-1950), intellettuale e filosofo sudafricano, autore di Holism and Evolution del 1926.

I Creativi Culturali ed il nuovo paradigma

30 gennaio 2012 in Approfondimenti, Articoli, Salute ed ecologia mentale

Si avverte sempre di più l’esigenza di relazioni più solidali, di stili di vita più sani e di un più equilibrato rapporto con l’ambiente. Questa spinta interiore sta coinvolgendo settori sempre più consistenti della popolazione mondiale. Si tratta di un processo di profonda trasformazione culturale che è stato oggetto di importanti ricerche, fra le quali ricordiamo quelle svolte dal sociologo Paul Ray negli Stati Uniti tra gli anni 1995 e 2000 (P.H. Ray, 1997; P.H. Ray e S. Anderson, 2000). Esse non si limitano ad evidenziare gli aspetti di crisi e trasformazione in atto nella società moderna, ma individuano anche l’emergere di un nuovo paradigma, attorno al quale sembra raccogliersi una parte sempre più consistente della popolazione statunitense (circa il 25%  degli adulti).

Queste persone sensibili al nuovo paradigma culturale sono state definite “Creativi Culturali”, in quanto propugnano un nuovo tipo di cultura, divergente rispetto a quella dominante, che si incentra sui seguenti aspetti: attenzione alle relazioni interpersonali e alla questione della pace; elevata sensibilità ecologica ed interculturale; ricerca di una spiritualità universale e impegno per la crescita personale; insoddisfazione verso le istituzioni e la politica; rifiuto del materialismo e dell’ostentazione sociale; sostegno ad un’economia solidale.

Altre ricerche, svolte in molti paesi d’Europa ed in Giappone, confermano che questa cultura emergente si sta manifestando in varie parti del pianeta e in particolare nei paesi più industrializzati. Il primo studio in Italia, eseguito grazie ad una collaborazione fra Club di Budapest, Università di Siena e Villaggio Globale di Bagni di Lucca, mostra che i Creativi Culturali reggiungono il 35% della popolazione adulta.

Malgrado la loro consistenza numerica, i Creativi Culturali non sono ancora pienamente coscienti della propria identità di gruppo e hanno la tendenza a credere che poca gente condivida i loro valori. Questo è dovuto soprattutto al fatto che i loro punti di vista sono ignorati dai principali mezzi d’informazione. Ciò nonostante, grazie alla loro entità numerica, tendono ad influenzare il campo degli affari, della politica, e della vita pubblica.